Masturbazioni spirituali o qualcosa di più?

by DharmaBlogger on October 15, 2010

E’ forse sopratutto da una domanda come questa che nasce l’idea di questo blog sulla meditazione:

Nella cultura spirituale dell’occidente sta succedendo qualcosa di realmente nuovo o la nostra attrazione per i seminari New Age, lo yoga e la meditazione non sono altro che masturbazioni spirituali? (Mariana Caplan)

Dopo un pò di anni trascorsi ad approfondire lo studio di queste bendette “tradizioni orientali”, a leggere libri sulla spiritualità, a frequentare ritiri intensivi di meditazione, corsi e seminari, e scaldare cuscini per ore e ore, qualunque essere umano che abbia ancora del “sale in zucca” non può fare a meno di porsi questa domanda. E anche altre…

Un’altra domanda che mi sono fatto spesso è:  si possono davvero coltivare con successo le qualità più nobili dell’essere umano – saggezza, consapevolezza, gentilezza – senza dover dedicare interamente la propria esistenza alla pratica spirituale o far ruotare attorno ad essa tutte le scelte fondamentali della nostra vita?

Posso davvero sperare di veder accrescere le qualità migliori e più salutari della mente e del cuore – presenza mentale, comprensione e compassione – fintantochè continuo a vivere circondato dai modelli correnti (materialismo, consumismo, agonismo…) imposti dal paesaggio culturale che mi circonda?

La risposta di quasi tutti i maestri spirituali delle tradizioni buddhiste, ma anche del Vedanta, del Sufismo e di altre è unanime: si può fare! Non è necessario isolarsi dal mondo, chiudersi in un monastero e rinunciare al mondo come lo conosciamo per combinare qualcosa di sostanziale sulla Via. Ma sarà poi vero?

Un’altro dubbio dovrebbe insinuarsi nella mente del ricercatore serio: è possibile per un occidentale assorbire veramente gli insegnamenti delle tradizioni sapienziali dell’oriente, astraendole dal loro contesto culturale, dalla matrice storico/sociale da cui provengono?

E ancora. Le tradizioni orientali (buddhismo in particolare) insistono molto sull’ “accettare le cose così come sono“, sull’importanza di “cambiare se stessi anzichè la realtà esterna”, lavorando alle proprie reazioni interiori prima che a modificare le cause esterne della sofferenza. Ma non è questo il presupposto ideologico ideale per la creazione di una società di perfetti sudditi? Liberi forse interiormente, affrancati dalla sofferenza mentale, ma schiavi di fatto nella vita, incapaci di opporsi alle ingiustizie del mondo. Non è troppo alto il rischio di fraintendere l’insegnamento sull’accettazione e diventare a propria insaputa dei semplici “rassegnati”?

Da questi e molti altri interrogativi nasce lameditazione.com. Non so se troverò risposte, se saranno quelle giuste, mi auguro comunque vivamente che questo blog possa aiutare me stesso e altri interessati alle medesime questioni,  a trovare almeno un luogo di confronto, uno stimolo di riflessione e magari di ispirazione.

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