Come vivere meccanicamente: il mangiare

by DharmaBlogger on January 7, 2011

Gilles Farcet, stretto collaboratore di Arnaud Desjardins, propone nel suo “Manuel de l’anti-sagesse” un approccio originale e divertente al cammino spirituale. Anzichè cercare di dire che cosa è un percorso spirituale autentico e come si dispiega ( il contesto qui è quello dell’ Adhyatma Yoga insegnato da Swami Prajanapad)  si concentra su cosa esso non è rivelando tutti i mezzi abili a disposizione del non-praticante che voglia assicurarsi il più totale ed eclatante fallimento rispetto alla propria crescita e sviluppo in quanto essere umano.

Provo a tradurre amatorialmente un estratto del libro di Farcet dal francese (purtroppo in italia non è stato tradotto/pubblicato ancora nulla) su un tema che molti di noi sentiranno ancora vicino viste le recenti festività natalizie, di fine anno ed epifania con annessi cenoni, veglie e abbuffate tradizionali.

Vivere meccanicamente: il mangiare

E’ importante dimorare fiduciosi nel principio di divisione (n.d.t. ovviamente il principio di riferimento della tradizione di Prajnanpad è quello dell’unità e indivisione del tutto tipico del Vedanta) e quindi non portate alcuna attenzione e cura ai gesti elementari del quotidiano. A questo proposito i pasti rappresentano momenti particolarmente propizi alla non-pratica, ottime occasioni di inconsapevolezza e sparpagliamento (di sè).

Cominciate risolutamente a calpestare qualunque idea di vigilanza a partire dalla colazione. Sedetevi non importa come, dimentichi della giusta postura così come avete fatto durante la vostra meditazione. Servitevi con totale avidità. Dall’inizio alla fine del pasto, chiacchierate senza sapere quel che dite e senza gustare in alcun modo quel che mangiate mentre ingoiate il cibo in quantità eccessiva.

Sopratutto non cercate di compiere in modo cosapevole i gesti necessari al nutrimento; manipolate cucchiaio, forchetta e coltello con totale disinvoltura. Quanto all’ingestione degli alimenti, non mangiate, ingollate.
Non si tratta qui di assaporare quel che avete in bocca, quanto di riempirvi a gran velocità nel tentativo disperato quanto incosapevole di colmare il vuoto che vi abita dentro.

Questo rapporto meccanico con il cibo presenta numerosi vantaggi per la non-pratica: non solo non siete attenti, ma la vostra stessa distrazione vi impedisce di gustare quello che assorbite senza favorire in alcun modo, in un colpo solo, la moderazione. In effetti, minore è il piacere che vi concedete nel gustare e più dovete compensare la qualità con la quantità e quindi vi appesantite, il che ha l’effetto di indurre uno stato fisiologico di pesantezza poco propizio all’atto dello stare svegli.

Il vantaggio è quindi considerevole e multidimensionale dal punto di vista del sabotaggio.
Abbiate come regola di lasciare sempre la tavola con lo stomaco rimpinzato al limite e la sensazione di non poter ingurgitare un boccone di più senza rischio di scoppiare.
L’energia sottile indispensabile alla presenza sarà così mobilitata per il laborioso processo della digestione.

In sintesi: mangiate senza consapevolezza, quindi senza piacere, e senza moderazione.

(Amatorialmente tradotto dal “Manuel de l’anti-sagesse” di Gilles Farcet)

Il libro è disponibile in lingua inglese su Amazon.com

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