Meditazione Vipassana

La Meditazione Vipassana (dal pali vipasjana =Visione profonda) è la forma di meditazione più antica del Buddhismo, nata e coltivata in senso alla tradizione Theravada.

Il modo migliore, anzi l’unico, per entrare nel vivo della faccenda e comprendere cos’è vipassana è quello di partecipare ad un ritiro, minimo di 10 giorni, in un centro di meditazione “serio”.

Personalmente credo di aver capito cosa sia Vipassana soltanto verso il 6° giorno del mio primo ritiro “serio” di meditazione, sebbene avessi passato i precedenti 2 anni a leggere parecchi libri sulla meditazione, e aver praticato da autodidatta.

Soltanto nello spazio offerto da un ritiro è possibile affinare e coltivare le qualità più salutari della mente fino al punto in cui la pratica di meditazione acqusita spessore e profondità sufficienti ad un lavoro interiore genuino, che lasci traccia.

All’interno della cosiddetta meditazione vipassana esistono cmq diverse  scuole, con differenti metodi,  a seconda delle diverse  sfumature e dei modi differenti di interpretare alcuni dettagli dell’insegnamento del Buddha – in particolare  i principali sutta del canone pali quali Il Satipatthana sutta e l’Anapanasati sutta.

Per questo un ritiro di meditazione nella tradizione di Goenka offre un’esperienza molto diversa da un ritiro fatto secondo la tradizione di Mahasi Sayadaw o di quella dei monaci della foresta (Ajan Chah), sebbene tutte queste scuole cadano sotto la denominazione “vipassana”.

Visione profonda significa vedere con chiarezza e profondità che tutto, nella mente e nel corpo, è un processo in mutamento, e che dietro di esso non c’è un’entità che lo sperimenta. Il pensiero è colui che pensa; non c’è un pensatore separato dal pensiero. La rabbia è adirata, la sensazione sente, ogni cosa è semplicemente e solo ciò che è. L’esperienza non appartiene a nessuno.

Ed è proprio questo errato processo aggiuntivo di voler risalire a qualcuno, alla concezione di un essere centrale che crea ciò che il Buddha chiamava io. Sovrapponiamo l’idea di un io o di un sé a una realtà che è effettivamente priva di un sé, priva di un io.

Joseph Goldstein, La pratica della Libertà

Vipassana significa vedere le cose nitidamente, proprio come sono. Attraverso l’esplorazione meditativa abbiamo un’esperienza immediata e intima delle qualità mentali che portano alla sofferenza e di quelle che conducono alla libertà. Tale comprensione non è più una conoscenza di seconda mano poiché capiamo direttamente, in prima persona. Ciò significa capire sia cosa accade in questo istante, sia le leggi che governano l’intero processo, vivo e in continuo sviluppo.
Goldstein, 151

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Vincenzo July 28, 2012 at 10:27 pm

Ovviamente sarebbe interessante saperne di più sulla tua esperienza di quello che è successo dopo il 6° giorno . Anch’io ho fatto vipassana e anch’io ho avuto un certo Insight al 7° giorno. Ho percepito una pace e una calma mai percepita prima, ho rivalutato certe mie posizioni ma non più con l’occhio critico della ragione ma con amore e compassione verso gli altri. Riesci a sentirti in colpa per i tuoi errori. E’ il cuore che parla e ti senti davvero un bambino che scopre la vita per la prima volta, non hai più la malizia di prima non vedi le cose in modo malizioso o pensi male di qualcuno , ma vedi tutto con amore e compassione. I primi 3 giorni volevo scappare via sentivo tale impulso ma ero pronto lo sapevo che sarebbe successo, la mente non vuole essere imbrigliata . A distanza di un anno ho scoperto di non aver più certe reazioni di prima . E seppure a volte sei trascinato dalla vita nello stress hai un punto di riferimento la meditazione come punto fermo per entrare in anicca nell’impermanenza e non sentirti troppo legato agli eventi e viverli con distacco , per poter lasciarli andare, lasciar scorrere il gange.

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