The War of Art: come vincere la Resistenza e liberare il genio creativo che è dentro ognuno di noi

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Il libro in un paragrafo

C’è un nemico subdolo e implacabile dentro ognuno di noi, che lotta attivamente ogni ora del giorno per impedirci di esprimere la parte più profonda, autentica e creativa di noi stessi. Il suo nome è Resistenza, e conoscerla bene ti permetterà di alleggerire la sua presa sulla tua vita e liberare quello spirito di artista che giace più o meno sepolto dentro ognuno di noi.   

Cos’ha di speciale questo libro e perché dovresti leggerlo

Hai la sensazione che qualcuno stia remando contro i tuoi propositi più nobili e che non si tratti soltanto dei soliti “disturbatori” professionisti (parenti, colleghi, capi, figli piccoli, amanti, vicini molesti, etc..) ?

Se ti senti bloccato a procedere in quell’attività che nel tuo profondo sai di voler e dover fare ma che per vari motivi ti ritrovi a procrastinare, o ad abbandonare per mancanza di fiducia e motivazione, questo libro può esserti di grande aiuto e ispirazione.

Troverai in esso una descrizione estremamente vivida di quell’agente, quella forza, invisibile ma potente, che ogni giorno distrugge milioni di sogni nel cassetto e di ambiziosi progetti. Scoprirai i modi sottili in cui la Resistenza si insinua nel quotidiano per assicurarsi che tu non faccia troppi passi avanti verso la tua agognata meta.

Seguendo le orme di tutti i più grandi professionisti, atleti, artisti che sono riusciti a dominarla, conoscerai anche le armi più adatte ed efficaci per combatterla.

Scritto con uno stile leggero, divertente ma coinvolgente “La Guerra dell’Arte” riesce a toccare il fondo dell’animo umano come può fare chi ha trascorso anni nel cimento e nel fallimento, e che solo ad un età avanzata ha visto i propri sforzi coronati dal successo.

La dimensione spirituale ha un ruolo molto evidente nella visione artistica di Pressfield e il confine tra  genio creativo,  crescita personale e sviluppo dello spirito sembrano dissolversi nella parte finale del libro.

Estratti da War of Art, tradotti in italiano

Posizione: 101

Ogni sole getta un’ombra, e l’ombra del genio è la Resistenza.

Pagina: 6

qualsiasi atto che deriva dalla nostra natura più elevata anziché da quella inferiore susciterà la Resistenza.

Pagina: 15

La resistenza mira ad uccidere. Il suo obiettivo è l’epicentro del nostro essere: il nostro genio, la nostra anima, il dono unico e inestimabile che siamo stati messi sulla terra per dare e che nessun altro ha tranne noi.

Pagina: 24

Tutto ciò che attira l’attenzione su noi stessi attraverso mezzi indolori o artificiali è una manifestazione della Resistenza.

Pagina: 24

L’artista che lavora non tollera problemi nella sua vita perché sa che i problemi gli impediscono di svolgere il suo lavoro.

Pagina: 28

Scegliere se stessi come vittime è l’antitesi di fare il proprio lavoro.

Pagina: 31

Sembra la vita, lo so. Non lo è. È la resistenza. Il tutto è complicato dal fatto che viviamo in una cultura del consumo che è acutamente consapevole di questa infelicità e ha ammassato tutta la sua artiglieria per trarne il massimo profitto.

Pagina: 38

Gli individui realizzati non criticano quasi mai gli altri. Se parlano, è per offrire incoraggiamento.

Pagina: 39

L’innovatore farlocco è estremamente sicuro di sé. Quello autentico è spaventato a morte.

Pagina: 40

Sei paralizzato dalla paura? È un buon segno. La paura è buona.  Come l’insicurezza, la paura è un indicatore. La paura ci dice cosa dobbiamo fare. Ricorda la nostra regola generale: più siamo spaventati dal lavoro o dalla nostra vocazione, più siamo sicuri che dobbiamo farlo.

Pagina: 43

Il professionista ha imparato che il successo, come la felicità, arriva come un sottoprodotto del lavoro.

Pagina: 47

Anche in un libro come questo, che non ha personaggi, non mi sento solo perché sto immaginando il lettore,

pagina: 48

la parte di noi che immaginiamo aver bisogno di guarigione non è la parte da cui creiamo qualcosa; quella parte è molto più profonda e più forte.

Pagina: 49

La parte che ha bisogno di essere curata è la nostra vita personale. La vita personale non ha nulla a che fare con il lavoro.

Pagina: 50

La resistenza ama “guarire”. La resistenza sa che più energia psichica consumiamo dragando e ri-dragando le ritrite e noiose ingiustizie della nostra vita personale, meno sostanze avremo per il nostro lavoro.

Pagina: 51

Qualsiasi supporto riceviamo da persone in carne ed ossa è come il denaro del Monopoly;

Pagina: 55

Tolstoy aveva tredici figli e ha scritto Guerra e pace.

Pagina: 64

eseguendo l’atto fisico mondano di sedersi e iniziare a lavorare, mise in moto una sequenza misteriosa ma infallibile di eventi che avrebbero prodotto l’ispirazione,

Pagina: 68

L’artista che si impegna nella propria vocazione si è offerto volontario per l’inferno, che lo sappia o meno. Le sue cene seguiranno una dieta di isolamento, rifiuto, insicurezza, disperazione, ridicolo, disprezzo e umiliazione.

Pagina: 80

Il professionista sa che la Resistenza è come un telemarketer; se dici anche solo “ciao”, sei finito. Il professionista non risponde nemmeno al telefono. Lui continua a lavorare.

Pagina: 82

Il suo obiettivo non è la vittoria (il successo arriverà da sè quando lo vorrà) ma è gestire se stesso, all’interno, il più fermamente e costantemente possibile.

Pagina: 86

Non si identifica con questo strumento. È semplicemente ciò che Dio gli ha dato, ciò con cui deve lavorare. Lo valuta con freddezza, impersonalmente, obiettivamente.

Pagina: 87

La resistenza lo sa e lo usa contro di noi. Usa la paura del rifiuto per paralizzarci e impedirci, se non di fare il nostro lavoro, di esporlo alla valutazione pubblica.

Pagina: 87

Il professionista non può prendere il rifiuto sul personale, perché rinforzerebbe la resistenza.

Pagina: 88

La Bhagavad-Gita ci dice che abbiamo diritto solo al nostro lavoro, non ai frutti del nostro lavoro.

Pagina: 88

Il professionista dà ascolto alle critiche, cercando di imparare e crescere. Ma non dimentica mai che la Resistenza sta usando la critica contro di lui a un livello molto più diabolico.

Pagina: 89

Il professionista non può permettersi di prendere sul personale l’umiliazione. L’umiliazione, come il rifiuto e la critica, è il riflesso esterno della Resistenza interna.

Il dilettante lascia che le opinioni negative degli altri lo scoraggino. Prende a cuore la critica esterna permettendole di vincere sulla fiducia in se stesso e nel suo lavoro. La Resistenza ama tutto questo.

Pagina: 92

Il professionista non può permettere alle azioni degli altri di definire la propria realtà.

Pagina: 98

Se pensiamo a noi stessi come a una compagnia, mettiamo una sana distanza tra noi stessi. Diventeiamo meno soggettivi. Non prendiamo i colpi personalmente. Siamo più a sangue freddo; possiamo valutare i nostri prodotti in modo più realistico.

 

Why does Resistance yield to our turning pro? Because Resistance is a bully. Resistance has no strength of its own; its power derives entirely from our fear of it.

Perchè la Resistenza cede al nostro diventare professionisti? Perchè la Resistenza è un bullo. Non ha una propria forza; il suo potere deriva interamente dalla nostra paura nei suoi confronti.

Pagina: 122

c’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna definitivamente, allora anche la provvidenza si muove.

Pagina: 123

credo che al di sopra dell’intera razza umana ci sia un super angelo, che grida “Evolvi! Evolvi!”

Pagina: 123

Quando iniziamo qualcosa, ci togliamo di mezzo e permettiamo agli angeli di entrare e fare il loro lavoro.

Pagina: 136

L’Ego è quella parte della psiche che crede nell’esistenza materiale. Il lavoro dell’Io è quello di occuparsi degli affari del mondo reale. È un lavoro importante. Non potremmo durare un giorno senza.

Page: 140

L’istinto che ci spinge verso l’arte è l’impulso a evolvere, imparare, innalzare ed elevare la nostra coscienza. L’ego lo odia. Perché più diventiamo svegli, meno abbiamo bisogno dell’Ego.

Pagina: 146

Il nostro lavoro in questa vita non è quello di modellarci in un ideale che immaginiamo di dover essere, ma scoprire chi siamo già e diventarlo.

Pagina: 150

l’artista non può guardare agli altri per convalidare i suoi sforzi o la sua vocazione.

Pagina: 156

L’artista e la madre sono veicoli, non creatori. Non creano la nuova vita, si limitano a portarla.

L’artista è il servitore di quell’intenzione, di quegli angeli, di quella Musa. Il nemico dell’artista è il piccolo Ego, che genera Resistenza,

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